Lorenzo fu arcidiacono di papa Sisto II e, se non fosse stato martirizzato, gli sarebbe con molta probabilità succeduto. Nella gerarchia ecclesiastica i diaconi erano preposti alla custodia delle cose sacre e all'amministrazione dei beni della Chiesa, provvedendo a tutte le necessità della comunità, compresa la cura dei bisognosi, secondo l'incarico che gli apostoli a Gerusalemme avevano dato ai primi sette diaconi. Tra loro normalmente veniva nominato un arcidiacono, il primo dei diaconi. A Roma, nei primi secoli, la carica di arcidiacono aveva una particolare rilevanza, fino a comprendere l'ufficio di amministratore e procuratore della Chiesa. Pertanto, spesso il primo diacono, come immediato collaboratore del papa, pur occupando nella gerarchia un grado inferiore ai presbiteri, era chiamato a succedere al pontefice.
Il martirio di S.Lorenzo è così tramandato:
Lorenzo, avvertito di ciò che stava accadendo presso il cimitero di Callisto, dove si trovava papa Sisto, subito accorse per essere accanto al suo Vescovo. Vedendo il papa, condotto dai soldati al martirio, cominciò ad esclamare a gran voce: "Padre, dove vai senza tuo figlio? Non vuoi che versi il sangue insieme a te, colui al quale hai affidato il sangue del Signore e che hai fatto partecipe della celebrazione dei santi misteri?". Ma Sisto rispose: "Perché chiedi di condividere con me il martirio? Sappi che non ti abbandono, o figlio, e presto mi seguirai. A te sono riservati più grandi combattimenti". Giustiziato il Vescovo, i persecutori ordinarono allora al diacono di consegnare loro le ricchezze della Chiesa. Lorenzo, per tutta risposta, distribuì l'oro della Chiesa ai poveri. Tre giorni più tardi si presentò all'appuntamento convenuto per la consegna delle ricchezze insieme ad una folla di poveri. Interrogato su dove fosse l'oro promesso, Lorenzo indicando i poveri che aveva portato con sé, disse:"Ecco i tesori che mi avete richiesti. Questi che vedete sono il tesoro della Chiesa". Da sempre la Chiesa gioisce di questi due depositi di ricchezza: il bene della fede e i poveri, i piccoli, che della sua ricchezza, sia spirituale che materiale, sono i destinatari privilegiati. Scrive S.Ambrogio, soffermandosi a commentare questo episodio centrale nel martirio di Lorenzo: "il tesoro della Chiesa è il deposito della fede che viene dagli apostoli. Quali tesori più preziosi ha Cristo di quelli nei quali ha detto ritrovarsi e quelli nei quali ama mostrarsi? Tali tesori mostrò Lorenzo e vinse, perché nemmeno il persecutore potè sottrarglieli. Lorenzo che aveva preferito distribuire ai poveri l'oro della Chiesa ottenne così la gloriosa corona del martirio". Non essendosi quindi Lorenzo sottomesso alla volontà dell'Imperatore ed essendosi anzi preso gioco di lui, venne condannato a molti tormenti e posto infine a giacere su una graticola e bruciato. "solo la fede di Lorenzo potè vincere i carnefici, le catene, le fiamme" scrive papa Damaso in un'iscrizione in memoria del santo martire.

